lunedì, gennaio 21, 2008

COSSIGA!!!
Lettera aperta al ministo alla Famiglia Rosy Bindi
Roma, 19 gen. (Adnkronos) - «Quando appresi la notizia della Sua decisione di partecipare domani, all'Angelus in Piazza San Pietro, il mio primo moto fu quello di prezzolare qualche giovinastro perché, finita naturalmente la cerimonia, Le dessero un fracco di botte. Poi ero arretrato su posizioni più moderate, e cioè affrontarLa io direttamente, sempre al termine della cerimonia, e dirGliene quattro come Le so dire io, e poi darLe un paio di sonori ceffoni sulle guance
paffute che Lei si ritrova.
«Ha appreso di questi miei bellicosi intendimenti, il mio confessore: giá perché io che non sono un "cattolico adulto", ma un "cattolico infante" e quindi che, a differenza di voi "cattolici adulti" che avete la pretesa di parlare direttamente con Dio, anche bypassando il Vescovo di Roma e della Chiesa Universale, e cioè il Papa, e che credete di essere, come i catari, i Santi, mi confesso con il rito della "confessione auricolare", ben sapendo di essere un 'cattolico peccatore che si salverá per la Grazia di Dio, mosso dalla quale cerco di cooperare con le buone opere, anche obbedendo al Papa e ai Vescovi» .
«Egli mi ha fortemente ripreso e mi ha messo in guardia dal mettere in atto questi miei violenti proponimenti, anche per non turbare la cerimonia. Gli ho detto allora che Le avrei scritto una lettera aperta e gli ho chiesto cosa egli ne pensasse. Mi ha risposto come il confessore gesuita (egli non lo è, au contraire, come avrebbe detto Samuel Beckett ), al giovane aristocratico della Fronda che gli chiedeva, sulla base della tesi della liceitá del tirannicidio dei moralisti e giuristi gesuiti del '600, se fosse lecito uccidere il Re: "Non è compito del confessore giudicare le azioni prima che esse siano compiute! Se crede, Lei vada e uccida il Re. Poi venga da me e si confessi: non sará difficile trovare un accordo su grado di contrizione o attrizione necessario perchè io Le dia l'assoluzione!". Il giovane aristocratico non uccise il Re; io invece Le scrivo la presente lettera».
«Da uomo e in particolare da sardo pronipote di un pastore e di un aristocratico della piccola nobiltá giacobina sarda, processato e poi per il suo rango assolto, sono indignato e da cristiano profondamente addolorato per il fatto che Lei abbia l'improntitudine cui come i suoi colleghi del Pd mi dicono, aggravata dall'opportunismo più smaccato, di partecipare alla cerimonia dell'Angelus dopo aver partecipato a quella dolorosa autentica pagliacciata che sono state le manifestazioni di solidarietá al Papa da aggiungere all'altra autentica pagliacciata del corale applauso che ha salutato le violente dichiarazioni di Clemente Mastella contro i magistrati dei 'pacchetti di mischia».
«Ma come, una "cattolica adulta" e una "cattolica democratica" che si è schierata contro le Dichiarazioni teologiche della Congregazione della Dottrina della Fede emanate con l'approvazione dell'allora Papa Giovanni Paolo II dal Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede card. Joseph Ratzinger e contro le direttive della Conferenza episcopale italiana partecipando al coro dei detrattori del cardinal Camillo Ruini, sulla scia dei teologi laici della Scuola di Bologna, va a dimostrare la sua solidarietá ad un Papa di cui non condivide l'insegnamento, più vicina ad Odiffreddi che ai "cattolici infant"? Diversa la dignitá dell'amico Dario
Franceschini, primo firmatario della Lettera dei Sessanta contro le ingerenze della Chiesa nella vita politica e parlamentare italiana, che schietto e coerente, se ne sta nella sua Ferrara.
Senza alcuna stima, ma da cristiano con profonda pietá».
Francesco Cossiga